Lui voleva fotografarla e le fece indossare un vestito bianco.
La portò sulla collina dove erano appena fioriti i papaveri, le disse di muoversi, di guardarlo.
Lei lo guardò.
Non guardava l’obbiettivo, guardava lui.
I suoi occhi trapassavo il vetro e il metallo, per fondersi in quelli di lui, dietro l’obbiettivo.
La brezza muoveva il vestito che fluttuava bianco con la stessa grazia di lei.
Faceva l’amore con lui, con gli sguardi, con le braccia che allungava nella sua direzione, con la pelle che fremeva al vento e ai baci che lui le mandava con un clic.
Non riusciva a smettere di scattarle foto, una dopo l’altra mostravano la bellezza di quegli occhi neri, del suo corpo da ninfa accarezzato con lussuria dal vento.
Lei lo chiamava.
Lui voleva intrappolarla nei suoi occhi, nella testa, nell’obbiettivo, nelle immagini.
Lui la voleva e voleva tutto di lei.
Lei lo voleva e voleva le sue mani sui fianchi.
Lui gettò di lato la macchina fotografica, e la raggiunse.
Lì in quel prato fecero l’amore.
Tra papaveri, brezze, cieli e anima e pelle che si toccavano per andare sempre più vicino.
Fino a fondersi.
Fino a scomparire.

Lui voleva fotografarla e le fece indossare un vestito bianco.
La portò sulla collina dove erano appena fioriti i papaveri, le disse di muoversi, di guardarlo.
Lei lo guardò.
Non guardava l’obbiettivo, guardava lui.
I suoi occhi trapassavo il vetro e il metallo, per fondersi in quelli di lui, dietro l’obbiettivo.
La brezza muoveva il vestito che fluttuava bianco con la stessa grazia di lei.
Faceva l’amore con lui, con gli sguardi, con le braccia che allungava nella sua direzione, con la pelle che fremeva al vento e ai baci che lui le mandava con un clic.
Non riusciva a smettere di scattarle foto, una dopo l’altra mostravano la bellezza di quegli occhi neri, del suo corpo da ninfa accarezzato con lussuria dal vento.
Lei lo chiamava.
Lui voleva intrappolarla nei suoi occhi, nella testa, nell’obbiettivo, nelle immagini.
Lui la voleva e voleva tutto di lei.
Lei lo voleva e voleva le sue mani sui fianchi.
Lui gettò di lato la macchina fotografica, e la raggiunse.
Lì in quel prato fecero l’amore.
Tra papaveri, brezze, cieli e anima e pelle che si toccavano per andare sempre più vicino.
Fino a fondersi.
Fino a scomparire.

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